Essere, non essere o apparire?

Essere o non essere?

Così citava Shakespeare nel lontano Seicento, nella sua opera forse più celebre, Amleto.

Una domanda esistenziale, cruda, universale.

Una domanda che mi è esplosa dentro come un piccolo Big Bang, una mattina, guardandomi allo specchio e non sapendo se stavo cercando il mio riflesso… o il giudizio altrui.

Ma oggi, in un mondo fatto di stories, filtri e aspettative…

la vera domanda forse è:

essere, non essere o apparire?

Attenzione: non che prima non esistesse la realtà dell’apparenza.Anche in passato il mondo era pieno di maschere.

Il “vestito bello della domenica” per andare in chiesa, per poi bestemmiare appena passato l’angolo.

Ma oggi è diverso.

Viviamo in un tempo in cui ti fanno credere che mostrarsi sia più importante che essere.

In cui ci si perde facilmente tra ciò che si sente, ciò che si dovrebbe sentire… e ciò che secondo gli altri si deve mostrare all’esterno.

Questa non è libertà.

È una prigione invisibile, travestita da approvazione.

Una gabbia elegante costruita col bisogno di riconoscimento, di conferme esterne.

Ciò che siamo finisce in fondo alla classifica.

Schiacciato sotto il bisogno di apparire, di essere visti, riconosciuti, etichettati come “abbastanza”.

Il “non essere” è spesso una scelta inconsapevole. Ci si adatta per paura di essere rifiutati. Per non perdere qualcuno. Per sentirsi accettati.

È la rinuncia a te stesso per diventare quello che serve, quello che gli altri vogliono.

Ma vivere senza brillare, in una costante insoddisfazione, con una frustrazione che si insinua ovunque…si chiama sopravvivere.

Soccombere agli eventi.

E l’apparire?

Più ti identifichi con l’immagine, più ti allontani da chi sei.

Ti perdi.

Chi sei senza quell’apparenza?

Qual è la tua vera essenza?

Essere è un atto rivoluzionario. È scegliere te stessə anche quando il mondo vorrebbe che fossi altro. Ed è qui che risiede la vera potenza.

Perché l’essere autentico emana vibrazioni di gioia e crescita,chiama energia, felicità, gloria.

Essere è potere autentico.

Apparire invece emana insicurezza, vuoto, stallo, timore, dipendenza.

Ora chiediti:

“Chi sono io quando nessuno mi guarda?”

“Chi sarei senza la voce di mia madre, del mio ex, del mio capo, degli altri… nella mia testa?”

✨ Sii te stesso. E crea la tua realtà partendo da qui, dove comincia la tua libertà.

Con affetto

Silvia

E se qualcosa ti risuona e non sai da che parte cominciare, ti aspetto in studio per ripartire a vivere da chi sei.

L’amore ri-trovato

E quando l’amore per se stessi fiorisce, tutto torna.

Sembra una frase fatta, uno di quei pensieri positivi che ti fanno alzare gli occhi al cielo e dire: “Sì, certo! Come no! Nemmeno nelle favole…”

E invece è proprio così.

Se pianti il seme dell’amore dentro di te e continui a prendertene cura, con pazienza e gentilezza, un giorno ti sorprenderai a guardarti allo specchio con occhi nuovi. Ti accorgerai che stai iniziando ad amare quel riflesso, a sorridere sinceramente alla tua immagine.

La vita non è lineare, lo sappiamo bene.

Anche quando cerchi in tutti i modi di mantenere tutto uguale, arriva il cambiamento.

E quel cambiamento spesso fa paura.

Fa paura perché non sai cosa troverai dall’altra parte.

Ma puoi restare dove sei, se vuoi. Nessuno te lo vieta.

La cosa importante è che sia una scelta consapevole, fatta da un luogo autentico, dal tuo nucleo più profondo.

Però, se sollevi appena lo sguardo e ti chiedi:

“Cos’altro è possibile che non ho mai considerato?”

Scoprirai che le strade non sono mai solo due e che le opzioni non sono mai finite.

La vita ti offre sempre nuove possibilità, nuovi inizi.

E in questo spazio di apertura, l’amore può riemergere.

Non parlo solo dell’amore per un compagno, per i figli o per le persone care.

Non dell’amore romantico o di quello che si cerca fuori, nei gesti degli altri, nei successi o negli oggetti.

Parlo dell’amore più radicale e trascurato: l’amore per se stessi.

Quello che ti fa dire “mi rispetto”.

Quello che ti fa scegliere di non ignorarti più.

Che ti riporta a casa, dentro il tuo corpo, dentro la tua verità.

Come scriveva Oscar Wilde:

“Amare sé stessi è l’inizio di un romanzo che dura tutta la vita.”

E come ci ricorda anche Thich Nhat Hanh:

“Tu stesso, tanto quanto chiunque altro nell’intero universo, meriti il tuo amore e il tuo affetto.”

Allora ti chiedo:

Quanto amore per te stesso hai rifiutato finora nel tentativo di riceverlo dagli altri?

E se non ci fosse nulla di sbagliato in te, cosa scegli oggi di riconoscere di te?

Perché quando impari a volerti bene davvero, a rispettarti nel profondo, ogni relazione cambia.

La tua visione del mondo si espande.

E l’amore – quello vero – inizia lì, da te.

Scegli di trasformarti in ciò che sei. Ora

Ti aspetto in studio o online per cominciare assieme questo fantastico viaggio.

Con gratitudine

Silvia

Attesa o azione?

Aspetti a cambiare lavoro, aspetti a cambiare amicizie, aspetti nel prendere una decisione per paura di deludere qualcuno o di trovarti dinnanzi a spazi inesplorati …

… hai mai provato a scegliere ed agire per te stessə?

Hai mai sentito quella scarica di libertà nel dire “adesso scelgo per me, anche se non piacerà a nessuno, anche se tremeranno le gambe”?

È roba da stomaci forti, da corpi centrati, da chi ha voglia di sperimentare cosa vuol dire davvero prendere in mano le redini della propria vita.

E no, non servono eventi straordinari per farlo.

Non serve mollare tutto e partire per l’Asia (a meno che tu non lo voglia davvero).

Si può iniziare dalle piccole cose.

Tipo:

→ oggi cosa cucino in base a ciò che piace a me, e non solo per accontentare tutti?

→ oggi rispondo “no” a quella richiesta che non mi va, anche se so che l’altra persona si aspetta un “sì”

→ oggi vado a dormire presto perché il mio corpo lo chiede, anche se “ci sarebbe da fare”

→ oggi farò quella chiamata anche se la sento scomoda.

Mi spiego meglio…

Ogni volta che scegliamo aspettando l’approvazione di qualcun altro, stiamo cedendo un pezzetto di potere.

Ogni volta che non scegliamo affatto, ma lasciamo che siano gli altri o le circostanze a decidere per noi, ci allontaniamo da noi stessi.

E quando questo succede troppe volte e troppo a lungo… si crea quel senso di insoddisfazione sotterranea, quel malessere silenzioso che non ha un nome preciso, ma che si sente tutto. È come quando perdi l’orientamento .. e poi perché far scegliere gli altri? Spesso lo si fa per una mancanza di autostima e fiducia in se stessi “se decido io poi non mi vogliono più o mi giudicano” o ancora “ok deciso io .. ma se poi sbaglio?”

Ti è familiare?

E se oggi scegliessi anche solo una cosa… solo una… che sia vera per te, anche se ti tremano le mani?

Che energia, spazio, consapevolezza e scelta puoi essere per riconoscere ciò che vuoi davvero, senza più giudicarlo e giudicarti?

Quante bugie ti stai raccontando per non scegliere oltre il giudizio?

Non c’è bisogno di sapere già tutto.

Non c’è bisogno di avere il piano perfetto.

C’è solo bisogno di presenza in sé stessi, di onestà, coerenza e forse di un pizzico di coraggio.

Perché quando inizi ad agire da quello spazio lì, accade qualcosa di incredibile:

la tua vita inizia a risponderti. E lo senti nel corpo, lo vedi con gli occhi e lo percepisci con il tuo sentire.

Comincia da te e scegli partendo da chi sei, non da chi gli altri vogliono che tu sia.

Ora è il momento.

Ti aspetto in studio o online.

Con stima

Silvia

Il vuoto che resta: quando l’amore se ne va, ma continua a parlare

Foto by Luca D.

Quel pezzo che sembra mancare.

Quel vuoto che dà vertigini.

Quello spazio che, più lo ascolti, più sembra bramare di essere colmato.

Come si fa a smettere di volerlo riempire?

Come si fa a smettere di sentire quella sensazione costante di mancanza?

Quel desiderio incessante di riavere una presenza, un’energia…

Come si fa a smettere di sognare il mare con lei – lei che era così piena di vita?

È iniziata così, qualche giorno fa, una consulenza con un giovane uomo sulla trentina.

Circa sei mesi fa ha deciso di chiudere una storia d’amore per lui molto significativa, ma altrettanto “stretta”.

Racconta di lei come se fosse ancora presente, al suo fianco. “..sai, ogni tanto la incontro ancora .. per strada, al supermercato … non credevo fosse possibile lasciare una persona così piena di meraviglia, per la paura di ricevere troppa luce”

Le sue parole erano un misto di nostalgia, senso di colpa, e confusione.

Non c’era solo l’assenza dell’altra persona, ma anche il vuoto che quella relazione aveva mascherato.

E adesso quel vuoto chiedeva attenzione.

Non più come una ferita da medicare… ma come una porta che si apre verso sé stessi.

E se fosse spazio e non una mancanza?

Quando sentiamo il vuoto, siamo tentati di riempirlo subito per non sentirlo: con nuovi legami, vecchie abitudini, pensieri ricorrenti. Ma cosa succederebbe se, per una volta, lo guardassimo diversamente?

💭 Cosa posso ricevere da questa mancanza, che non ho mai considerato prima?

💭 Quale consapevolezza si sta facendo spazio in me?

Il corpo sente, ricorda e spesso cerca ancora quel contatto, quella voce, quello sguardo, quell’odore.

Può essere d’aiuto prendersi un momento, ogni giorno, per respirare dentro a quel vuoto, ascoltarlo senza cercare di cambiarlo né giudicarlo, chiedendosi semplicemente:

“Cos’altro è possibile qui, che non ho ancora scelto né considerato?”

“Cosa posso essere per me, che credevo solo l’altro potesse darmi?”

Può bastare questo per iniziare a cambiare prospettiva.

Non per fuggire dalla malinconia, ma per accoglierla come un’eco, non come una condanna.

Quante volte confondiamo la mancanza dell’altro con la mancanza di una parte di noi?

Quante volte il vuoto che sentiamo è in realtà un invito ad abitare spazi interiori che prima avevamo affidato a qualcun altro?

Non sempre il vuoto chiede di essere colmato.

A volte chiede solo di essere ascoltato, perché, proprio lì, in quello spazio sospeso, potremmo ritrovare la nostra vera voce.

E se quel mare che continuiamo a sognare… non fosse altro che il riflesso del nostro desiderio di ritornare a casa, dentro di noi?

Se senti di voler parlare del tuo vuoto, ti aspetto in studio o online, per accompagnarti con strumenti di ascolto profondo e trattamenti pensati per riportarti al centro di TE

Con affetto

Silvia

La strada che percorri

Sarà la strada giusta?

Quante volte te lo sei chiesto, spesso in silenzio, quando la vita ti ha mostrato una scelta, un bivio, un cambiamento.

Ma poi … giusta per cosa?

Per chi?

Questa domanda, se ti fermi davvero ad ascoltarla, ha il potere di farti rientrare in te.

Non c’è una risposta unica, valida per tutti.

Ogni strada ha un valore, quella che lasci, che scegli, che ripercorri e che cambi.

Perché è solo camminando, passo dopo passo, mettendo un piede davanti all’altro, che puoi scoprire cosa ti appartiene e cosa invece ti sei portato dietro per abitudine, per compiacere, per paura.

È solo attraversando i paesaggi — quelli della vita e quelli interiori — che inizi a sentire davvero cosa ti nutre e cosa no.

Non puoi scegliere in modo consapevole se non hai provato un’esperienza sulla tua pelle.

Che consapevolezza puoi avere oggi che cambierebbe tutto, se solo la scegliessi?

Se non dovessi giudicarti mai più, che strada ti sentiresti libero di percorrere?

A volte si tratta solo di concedersi il permesso di esplorare.

Altre volte, di lasciar andare.

Ogni direzione che hai preso finora ha portato un messaggio e ogni deviazione ha svelato qualcosa in più di te.

E forse, proprio in questo continuo sentire e scegliere, si nasconde la vera “strada giusta”: quella che cambia mentre tu cambi, quella che ti assomiglia ogni giorno di più.

🌿 Se senti che è il momento di tornare in contatto con te, il corpo e il tuo sentire, ti aspetto in studio, per accompagnarti con strumenti di ascolto profondo e trattamenti pensati per riportarti al centro.

✨ Ogni sessione è uno spazio dove ritrovare la tua direzione. Ti aspetto.

Con presenza

Silvia

Illusione o realtà

Ti sei mai chiesto se quello che percepisci è vero o solo il riflesso di un condizionamento invisibile? Ti sei mai chiesto nella vita, cos’è vero per te?

Lo ricordo come fosse ieri .. avevo forse 8 o 9 anni. Ero con gli amici a giocare in piscina. 

Stavo bene, il sole mi scaldava la pelle, mentre l’acqua mi regalava una bellissima sensazione di fresco. Facevo capriole, tuffi, era tutto così leggero, espansivo, naturale.

Ad un certo punto ha cominciato ad instillarsi in me una sensazione di angoscia, paura di non riuscire più a respirare, paura di ammalarmi, tanto che sono dovuta uscire dall’acqua e mettermi seduta sull’asciugamano.  

Lì vicino a me c’era mia madre che mi ha guardata e mi ha detto: “Meno male che sei uscita da sola! Stavo per dirti di venire fuori dall’acqua … lo sai che se ci stai troppo a lungo prendi freddo e poi ti ammali!!! Domani devi andare al mare! Devi stare bene !!

E in quel momento realizzai cos’era successo.

Era lampante … io mi trovavo nel divertimento e nella leggerezza più totale, sentivo il corpo in sintonia con il tutto. D’improvviso ho cominciato a percepire lo stato d’animo di mia madre e tutta la poesia è finita. 

E quindi? 

Di chi sono le sensazioni che percepisci dentro di te e nel corpo? Sono tue o di qualcun altro?

E se tutto fosse solo un’illusione?

Per non parlare delle credenze e le convinzioni limitanti che sembrano verità assolute! 

Le famose “voci interiori” che ti tieni tanto  strette, derivano dall’esterno, dalla famiglia, dalla società, da chi ti ha educato e circondato. Ma appena raggiungi la consapevolezza che invece tu sei e puoi scegliere altro, il castello di carte cade.

Cos’altro è possibile ora?

Sintonizzarsi sul corpo e partire da esso è il primo passo.

Il corpo non mente.

Mentre la mente può costruire storie, giustificazioni, maschere per compiacere o adattarsi, il corpo esprime in modo diretto ciò che è vero per noi — anche quando non vogliamo vederlo.

Ogni volta che ti costringi a essere ciò che non sei, il corpo si fa sentire.

Un nodo allo stomaco, un peso al petto, un prurito insistente, un’infiammazione ricorrente …  sono segnali di qualcosa che stai trattenendo, reprimendo, ignorando.

Spesso quelle verità taciute sono intuizioni, volontà che ti appartengono, ma che non ti  hanno educato ad ascoltare.

E da dove potresti cominciare?

Attraverso il massaggio e il tocco consapevole, accompagno le persone a riconnettersi con la verità del proprio corpo.

La tensione che si scioglie non è solo muscolare, ma anche emotiva, mentale, energetica.

È come se il corpo potesse finalmente parlarti e dirti “Grazie. Finalmente mi stai ascoltando e ti stai prendendo cura di me.”

Nel rilassamento profondo, le illusioni cadono: non sei più la persona che deve sempre dimostrare qualcosa, che deve essere forte, che non può fermarsi.

Torni a essere presenza. Torni a te. Torni a ciò che è reale ora, senza dover spiegare, fare o capire.

È da questo sentire, che puoi iniziare una trasformazione vera.

Molte delle scelte che fai, delle paure che senti, dei limiti che ti bloccano, non nascono da te.

Spesso vivi seguendo copioni invisibili tramandati da generazioni: aspettative, doveri, ruoli, silenzi, colpe che non ti appartengono.

Quando questo viene riconosciuto, qualcosa si apre e finalmente puoi dire: “Grazie, ma io ora scelgo altro.”

Puoi iniziare a vivere la tua realtà, non quella di qualcun altro.

Cos’è reale per te, adesso?

La realtà non è qualcosa di fisso o definitivo. È una scelta continua.

Quando cambi punto di vista, cambia la percezione. E con essa cambia la tua realtà.

Io lo vedo ogni giorno nel mio lavoro: quando una persona si concede di vedere davvero — di sentire nel corpo, di ascoltare senza giudizio, di liberarsi dalle voci esterne — allora la sua realtà cambia perché ha tolto i veli.

E quindi…

👉 E se tutto quello che hai sempre creduto fosse solo un’illusione?

Ti aspetto in studio.

Sta a te scegliere di scoprirlo.

Con gratitudine 

Silvia

Il vuoto come opportunità

Quante volte hai vissuto un momento di vuoto e percepito quel senso di smarrimento, di rumore assordante, dove tutto sembra fermarsi, senza nessuna direzione chiara, dove tutto sembra impossibile, dove cerchi incessantemente risposte ai perché che puntualmente non arrivano?

E se invece cominciassi a percepire quel vuoto come un’opportunità?

In Access Consciousness diciamo spesso che ogni volta che lasci andare qualcosa – un’identità, una relazione, un ruolo, una convinzione – si crea spazio.

Uno spazio che il tuo mondo, la tua mente, il tuo corpo, non sempre sanno subito come abitare.

E cosa accade?

Accade che puntualmente, cerchiamo di riempire quel vuoto il più in fretta possibile, con pensieri assillanti, cibo, droghe, giudizi, distrazioni, conclusioni, punti di vista limitanti, perché ci spaventa e non lo vogliamo vedere né sentire.

“Cosa ho sbagliato?” “Ma perché a me?” “Cosa c’è che non va?” “E se avessi detto/fatto diversamente, cosa sarebbe accaduto?”

E se invece quel vuoto fosse semplicemente spazio per Te? Uno Spazio per scoprire chi sei ora dove lasciare emergere qualcosa di totalmente nuovo?

Spazio per ricevere. Spazio per essere

🌌 Quale possibilità si sta aprendo per te che non hai ancora considerato?

✨ Quanta bellezza può emergere quando smetti di riempire tutto con il conosciuto?

Il vuoto non è una fine, una mancanza o un errore. il vuoto è una soglia da varcare per donarti nuovi aspetti di te che ancora non avevi considerato.

È una porta che divide ciò che eri da ciò che potresti essere.

So che a volte può fa paura, perché non vedi ancora nulla da afferrare. Nessuna definizione. Nessun controllo. Solo ignoto. Ma è proprio in questo ignoto che albergano infinite possibilità.

E se iniziassi a onorare quei momenti di vuoto come momenti sacri?

Come il respiro prima del salto.

E se fosse ora il momento per donarti quell’esplorazione che tu ed il tuo corpo volete così ardentemente per riallinearvi alla vostra immensa grandezza?

🎧 Vuoi esplorare questo spazio con maggiore leggerezza e chiarezza?

Prenota una sessione individuale con me nel mio studio “Benessere e Relax – Il Massaggio di Silvia”.

Ti accompagno con strumenti potenti mirati e dedicati, per ritrovare presenza, spazio interiore e possibilità.

Con gratitudine

Silvia

Pronto? Ci sei? Sentire vs ascoltare

Fai una domanda e poi? Ascolti davvero la risposta?”

Hai mai notato che la maggior parte delle persone ti fa domande, ma non ascolta realmente la risposta? La sente si, ma tra “sentire” ed “ascoltare” c’è un abisso.

Ogni tanto verrebbe da pensare di essere circondati da persone che vivono di automatismi, da disinteressati.

Ma la verità è forse ancora più sottile: le persone non sono davvero presenti, e quindi non sono nemmeno davvero interessate a sentire la tua risposta.

Quante volte ti è successo?

Ti chiedono “Come stai?” e mentre inizi a rispondere, l’altro guarda il telefono, cambia argomento o inizia a parlarti di sé. Ti lascia con quella sensazione fastidiosa: perché chiedere, se poi non ascolti?

Perché facciamo domande senza ascoltare?

Nel nostro mondo frenetico, fare domande è diventato un gesto automatico.

È una forma di cortesia, un’abitudine. Ma ascoltare… ascoltare richiede tempo, presenza, attenzione.

E questo spesso manca.

E non manca solo verso gli altri, ma anche verso se stessi: meglio silenziare il proprio sentire e credere che così facendo, si possa evitare di soffrire, piuttosto che riconoscere dove meritiamo più amore ed attenzione.

Spesso le persone sono distratte, stanche, sovraccariche di stimoli. Fanno la domanda giusta per educazione, ma sono già con la mente altrove. Non perché siano cattive. Perché sono scollegate da sé stesse. E quando non siamo connessi a noi, difficilmente possiamo esserlo con gli altri.

Quando non veniamo ascoltati, ci sentiamo invisibili non visti, non accolti e questo, giorno dopo giorno, erode le relazioni, abbassa la fiducia, crea distanza. Ci si chiude, si smette di condividere. Si smette di fidarsi.

Eppure, tutti noi desideriamo essere ascoltati. Tutti vogliamo essere capiti, anche solo un po’ ma, di contro, la paura di scoprirci ed ascoltarci, ci avvicina di più a situazioni mediocri e superficiali.

L’ascolto vero è una rivoluzione silenziosa, rara. È una forma d’amore oltre che una forma di presenza profonda.

Ascoltare davvero significa guardare negli occhi. Fare silenzio dentro di sé. Non interrompere, ascoltare per capire non solo per rispondere, evitare di fare deduzioni o proiezioni sull’altro. Esserci, semplicemente senza voler “aggiustare” l’altro.

L’ascolto attivo è questo: presenza, empatia, accoglienza.

Detto questo, cosa possiamo fare per migliorare questo aspetto di noi? 

Possiamo essere quella persona che ascolta davvero. Quella che, quando chiede “Come stai?”, si ferma. Respira. Ascolta.

Ascoltare è un atto piccolo, ma potente. Porta guarigione. Crea connessione. Fa sentire l’altro importante, visto, vivo, accolto, protetto.

La prossima volta che fai una domanda, fermati un istante. Lascia il telefono. Respira. Guarda la persona che hai di fronte, dritta negli occhi, osserva le sue espressioni, il tono di voce, come si muove e tutto ciò che va oltre le parole.

Potresti essere l’unica persona che oggi, l’ha ascoltata davvero.

E tu? Ti senti ascoltato/a?

Un abbraccio sincero

Silvia

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Non mi hai persa

Oggi voglio dedicare due righe a tutte quelle persone che hanno perso il contatto con se stessi e non solo, a chi vive nella paura di sentirsi smarrito, a chi si sente sconnesso dalla propria essenza.

Buona lettura ❤️

Non mi hai persa

Non mi hai persa

Mi trovi lì, nel mondo che ancora non hai avuto il coraggio di esplorare. Nel luogo in cui le cose cambiano davvero.

Mi trovi lì, oltre le ferite che fatichi a vedere, oltre i sogni lasciati indietro per paura di soffrire ancora.

Mi trovi lì, tra i battiti sospesi del cuore, tra le parole mai dette per troppo amore. Li dove le parole si scelgono, dove le paure si sciolgono, dove le lacrime scendono anche per la gioia — quella vera, quella che nasce dal cuore.

Mi trovi lì, dove tutto è più chiaro, più leggero, più sentito, più profondo.

Non mi hai persa.

Sono oltre le barriere che hai costruito, oltre le illusioni, le promesse infrante, le delusioni taciute, le occasioni mancate.

Mi trovi lì, dietro a parole mai dette, agli abbracci mancati, ai “vorrei ma non posso”.

Sono qui, subito dietro a questo silenzio assordante.

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Con amore,

Silvia

Momenti

Ci sono momenti di piena, nei quali l’unica maniera per rimanere integri è farsi travolgere, trasportare, guidare da ciò che ti circonda.

E se invece di resistere, scegliessi di ricevere?

Che dono sta cercando di consegnarti questa corrente?

Ci sono momenti di riflessione, nei quali l’unica soluzione possibile è la calma, camminare a passo lento, agire osservando ogni movimento, vivendo il tempo presente, ascoltando interamente il corpo, respirando.

Chi sei quando smetti di correre?

Quante risposte emergono nel silenzio che non osi mai abitare?

Ci sono momenti bui dove l’unica cosa che senti sono le lacrime che scendono dagli occhi, i singhiozzi che partono dalla pancia, le parole soffocate che escono sotto forma di suoni; l’unica cosa che vedi invece, sono confini annebbiati, orizzonti incerti.

E se il buio non fosse contro di te, ma per te?

Quale nuova consapevolezza può nascere dall’ombra?

Ci sono momenti di luce dove l’unica cosa che senti è la rilassatezza nel corpo, orizzonti infiniti, confini lontani dove tutto è possibile. Quello che vedi invece, è la bellezza che ti circonda, i sorrisi, i colori, l’aria che come luce entra nei tuoi polmoni e ti nutre.

E se questa fosse la tua vera natura?

Quanto potresti espanderti se scegliessi di viverla ogni giorno?

Ci sono momenti in cui ti senti tutt’uno con la natura, con tutto ciò che ti circonda.

Dove finisci tu e dove inizia il mondo?

Sei forse parte di qualcosa di infinitamente più grande di quanto credi?

Quello che accomuna tutti questi momenti è l’integrità che abita nel corpo. È il senso di appartenenza e di possibilità che senti dentro. È l’energia del tuo essere che ti ricorda che non sei mai rotto, solo in trasformazione.

Quando vai in frantumi, piano piano i pezzi si ricompongono, donando nuova forma alla tua struttura, a ciò che sei.

Non sei qui per restare intatto. Sei qui per espanderti.

Chi saresti se non dovessi più trattenere nulla?

Quando vai in frantumi, non è la fine, è solo il suono della tua forma che cambia. Ogni crepa diventa spiraglio, opportunità e ogni frammento, un seme.

Non sei nato per restare integro, ma per danzare con le metamorfosi.

Non per essere perfetto, ma per essere vero.

Chi saresti, se smettessi di trattenere le lacrime, i sogni, la tua voce, il tuo voglio?

E se il buio fosse solo un invito a brillare da dentro?

Ascolta: ogni momento è un portale, una soglia silenziosa che si apre quando scegli te.

La scelta è la chiave che apre tutte le porte.

Quanto spazio nel mondo potresti occupare, se non ti restringessi mai più?

E se adesso, proprio ora, tutto fosse possibile

oltre le definizioni, oltre le cicatrici, oltre il tempo?

Respira.

Tu sei l’inizio che stavi aspettando, proprio qui e proprio ora.

Ricomincia da te

Clicca a qui 👉🏻Il Massaggio di Silvia Martinello per scoprire i miei servizi sia in presenza sia online! Coaching e molto altro. Ti aspetto.

Con gratitudine

Silvia